Un antico detto popolare, ancor oggi
insegnato ai bambini della campagna samminiatese, dice che fra Doderi, Montoderi
e Poggioderi (tre siti di cui resta traccia nei documenti medievali
dell’Archivio Storico di San Miniato) c’è un vitello d’oro. Parrà
strano, ma in quel triangolo nella Valdegola sta il cuore della zona tartufigena
samminiatese.
Il Tartufo Bianco delle Colline Samminiatesi, una zona
geografica di produzione che si estende verso la campagna pisana interna, è il Tuber
Magnatum Pico, il Cibo dei Re, il fungo sotterraneo più pregiato, che si
trova, a pochi centimetri di profondità, in un numero limitato di aree
predilette dalla natura per la particolare, quasi misteriosa combinazione di
fauna forestale e di sostrato
geologico. Scriveva Brillat Savarin: “il tartufo può rendere le donne più
tenere e gli uomini più amabili”. E, poverino, si riferiva solo al tartufo
nero del Périgord.
Di queste aree predilette del “tartufo bianco”, San
Miniato detiene più primati. Suo è il tartufo più grande mai rinvenuto, un
profumatissimo tubero di 2.520 grammi che fu donato nel 1954, con grande
risalto, al Presidente degli U.S.A. Truman. Ma suo è anche un primato di qualità,
dovuto non solo alla fertilità dei boschi, ma anche all’accuratezza e al
profondo rispetto per l’ambiente con cui avviene l’attività di raccolta.
Regolato da un severo disciplinare e da una legge regionale
che ne definisce le modalità di raccolta e di commercializzazione, il Tartufo
Bianco di San Miniato popola le tavole dei migliori ristoranti del mondo. Con
moderazione e selettività, giacché breve è la sua stagione (i tre mesi di
ottobre, novembre e dicembre) e limitata la sua produzione.
Il valore del Tartufo Bianco di San Miniato, infatti, sta
nella sua rarità.
La tradizione del tartufo, a San Miniato, affonda le radici
nel Medioevo. Ma è da poco più di 100 anni che l’attività di raccolta è
organizzata per gruppi familiari della zona, i cosiddetti tartufai. Più che
cercatori, famiglie cercatrici ognuna con i suoi segreti tramandati da
generazioni, i suoi cani da tartufo e i suoi sentieri nascosti nei boschi di
querce, di pioppi e di lecci.
Da 25 anni è stata costituita a San Miniato l’Associazione
Tartufai delle Colline Samminiatesi, che raggruppa più di 400 cercatori delle
Valli dell’Egola, dell’Elsa e dell’Era, tutti affluenti dell’Arno.
Ma Tartufo non è soltanto gusto inimitabile: è anche
mercato e cultura locale. Da 30 anni si tiene a San Miniato la Mostra Mercato
Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato, che trasforma la Città,
nell’intero mese di novembre, in un grande laboratorio del gusto a cielo
aperto. Fanno da corona al Tartufo, esposto nella storica piazza del Duomo,
posta ai piedi del colle della Rocca, i mercati delle altre piazze, dove i
sapori tipici delle Colline Samminiatesi sono offerti insieme ai sapori e alle
specialità delle altre Città del Gusto italiane.